Antonio María de Reyna Manescau
Maestro delle vedute veneziane
Antonio María de la Concepción Reyna Manescau fu un pittore spagnolo che svolse la maggior parte della sua carriera in Italia. Considerato membro della Scuola di Pittura di Málaga, studiò sotto la guida di Bernardo Ferrándiz e insieme a Moreno Carbonero. Si trasferì in Italia nei primi vent'anni, dove fu ulteriormente influenzato dagli artisti espatriati italiani e spagnoli, e dove visse per il resto della sua vita. Dopo la sua prima visita a Venezia nel 1885, si specializzò nella pittura di paesaggio. È ampiamente conosciuto per la preziosità delle sue vedute veneziane, l'importanza che attribuisce alla rappresentazione accurata dei dettagli architettonici e la sua padronanza del colore. Tra le sue opere più importanti vi sono le numerose viste dei canali veneziani e di Piazza San Marco, la scena classica Floralia (scomparsa durante la Guerra Civile Spagnola) e Rancho Andaluz. Nato nella città di Coín (Malaga), era uno dei dieci figli (sei dei quali morirono durante l'infanzia) di Francisco Reyna Zayas (1825-1892) e Matilde Manescau y Otsman (1823-1910). I suoi genitori godevano di una buona posizione sociale, essendo suo zio José Reyna Zayas sindaco di Coín mentre Antonio era bambino. Essendo ancora un bambino, Antonio mostrò una grande abilità nel disegno. Sebbene continuasse a vivere a Coín per il resto della sua infanzia, iniziò la sua formazione artistica presso la Scuola di Belle Arti di Malaga, dove fu istruito prima da Joaquín Martínez de la Vega e poi da Bernardo Ferrándiz, fondatore della Scuola di Pittura di Malaga. Studiò insieme al futuro maestro José Moreno Carbonero, che aveva solo un anno più di lui. Fin da giovane espose regolarmente le sue opere, distinguendosi nell'ambiente artistico locale per l'uso dei colori, l'attrattiva delle sue composizioni e l'agilità della sua pennellata. Nel 1880, all'età di 20 anni, vendette la sua prima opera importante al municipio di Coín. Nel 1882 ricevette una borsa di studio dal Consiglio Provinciale per approfondire i suoi studi d'arte in Italia. Si trasferì a Roma (dove avrebbe vissuto fino alla sua morte) e nel 1885 visitò Venezia; da quell'anno in poi, i paesaggi veneziani, che mostrano monumenti emblematici come il Canal Grande e Piazza San Marco, ma anche quartieri meno conosciuti della città, sono onnipresenti nella sua opera. Venezia era allora un centro artistico per i pittori spagnoli, grazie in parte alla vedova di Fortuny che vi risiedeva, e anche alla produzione veneziana di Villegas Cordero e Martín Rico, la cui preziosità nella rappresentazione del paesaggio fu adottata da Reyna Manescau. Sebbene la sua borsa di studio dovesse terminare nel 1886, fu catturato dall'Italia e vi rimase. A Roma frequentava assiduamente lo studio di Villegas Cordero, come molti altri spagnoli, e sotto la sua influenza realizzò alcuni dipinti di soggetto orientale. Allo stesso tempo, come membro della colonia spagnola, era un abituale partecipante alle tertulias del Café El Greco. Nel 1889 sposò la cantante d'opera Beatriz Mililotti Desantis, allora ventenne, e si stabilì a Roma. Influenced by classical antiquity, by the mid 1880s he painted his lost masterwork Floralia, a classical scene that represents the annual festival celebrated in honor of the mythical goddess Flora and the arrival of spring. In order to achieve a meticulous representation of the ornaments and mosaics, he traveled to southern Italy to study the Pompeian wall paintings and the Farnese model of the Museum of Naples. In 1887 he sent the painting from Rome to Madrid, where it was exhibited at the National Exhibition of Fine Arts, obtaining a medal that earned him fame also in Spain. The painting was acquired by the Spanish State and sent to Barcelona, disappearing in the Civil War. Today this work is known just by old reproductions in the catalog of the 1887 exhibition and by a beautiful smaller working sketch that still survives. Nel 1895, Antonio, allora trentaseienne, era già un pittore riconosciuto e premiato. Quell'anno, mentre suo fratello Ricardo fu nominato sindaco di Coín, Antonio fu invitato dal consiglio dell'Ateneo di Madrid a decorare la loro sede. Durante il suo soggiorno a Madrid, il re di Spagna, Alfonso XIII, lo nominò Cavaliere del Reale Ordine di Carlo III, la più alta onorificenza concessa a un artista spagnolo in quel periodo. Esportò anche le sue opere a Londra, dove le sue vedute veneziane furono esposte più volte. In Italia, le sue frequenti mostre a Roma culminarono con l'acquisizione da parte del museo delle belle arti di questa città di tre suoi dipinti, intitolati Roma sparita. Man mano che la sua fama si consolidava, dipinse due ritratti di Papa Benedetto XV, che entrarono nel Museo Vaticano, ed espose regolarmente la sua produzione, viaggiando costantemente in Italia. Lavorò per lunghi periodi ad Assisi, dove visitò i fratelli Benlliure, di cui era amico, e anche a Napoli, dove studiò le opere delle scuole di Resina e Posillipo. Sebbene in questa fase abbia dipinto numerosi quadri realistici, continuò a produrre paesaggi veneziani e vedute, nonché viste della periferia di Roma. Il 4 agosto 1899 nacque la sua unica figlia, María Matilde. Sua madre Matilde morì a Coín il 7 settembre 1910, e Antonio tornò nella sua città natale per il suo funerale. Durante il suo soggiorno dipinse una grande tela intitolata Rancho Andaluz, in cui è magistralmente rappresentata una proprietà familiare conosciuta come 'Cortijo Ricardo'. Espose quest'opera nel padiglione spagnolo dell'Esposizione Internazionale di Belle Arti tenutasi a Roma nel 1911. Il dipinto si trova attualmente nel municipio di Coín.
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