Carlo Carrà
Dal futurismo alla metafisica
Carlo Carrà è stato un pittore italiano e una figura di spicco del movimento futurista che fiorì in Italia all’inizio del XX secolo. Oltre ai suoi numerosi dipinti, scrisse diversi libri sull’arte. Insegnò per molti anni nella città di Milano. Carrà nacque a Quargnento, vicino ad Alessandria (Piemonte). All’età di 12 anni lasciò casa per lavorare come decoratore murale. Nel 1899-1900, Carrà si trovò a Parigi per decorare i padiglioni dell’Exposition Universelle, dove entrò in contatto con l’arte francese contemporanea. Trascorse poi alcuni mesi a Londra a contatto con anarchici italiani esiliati, per poi tornare a Milano nel 1901. Nel 1906 si iscrisse all’Accademia di Brera nella città, studiando sotto la guida di Cesare Tallone. Nel 1910 firmò, insieme a Umberto Boccioni, Luigi Russolo e Giacomo Balla, il Manifesto dei pittori futuristi, e iniziò una fase pittorica che sarebbe diventata la sua più popolare e influente. La fase futurista di Carrà terminò intorno all’inizio della Prima Guerra Mondiale. La sua opera, pur utilizzando ancora alcuni concetti futuristi, iniziò a trattare più chiaramente la forma e la staticità, piuttosto che il movimento e il sentimento. Ispirato dalla pittura del Trecento, dall’arte infantile e dall’opera di Henri Rousseau, Carrà iniziò presto a creare nature morte in uno stile semplificato che enfatizzava la realtà degli oggetti ordinari. Nel 1917 incontrò Giorgio de Chirico a Ferrara e lavorò con lui lì per diverse settimane. Influenzato da de Chirico, Carrà iniziò a includere immagini di manichini nei suoi dipinti. I due artisti furono gli innovatori di uno stile che chiamarono "pittura metafisica". Intorno al 1919, la fase metafisica di Carrà lasciò il posto a un arcaismo ispirato alle opere di Giotto, che ammirava come "l’artista le cui forme sono più vicine al nostro modo di concepire la costruzione dei corpi nello spazio". Il dipinto di Carrà Le figlie di Lot (1919) esemplifica la nuova direzione della sua opera. Per tutti gli anni Venti e Trenta, si concentrò principalmente sulla pittura di paesaggio e sviluppò uno stile più atmosferico. Un esempio di questo periodo è il suo Mattino sul mare del 1928. È noto soprattutto per la sua opera futurista del 1911, Il funerale dell’anarchico Galli. Carrà fu effettivamente anarchico da giovane, ma, come molti altri futuristi, in seguito assunse posizioni politiche più reazionarie, diventando ultranazionalista e irredentista prima e durante la guerra. Sostenne il fascismo dopo il 1918. Negli anni Trenta, Carrà firmò un manifesto in cui si chiedeva di sostenere l’ideologia di Stato attraverso l’arte. Il gruppo Strapaese a cui aderì, fondato da Giorgio Morandi, fu fortemente influenzato dal fascismo e rispose alle linee guida neoclassiche stabilite dal regime dopo il 1937, ma si oppose alla spinta ideologica verso un forte centralismo. Carrà morì a Milano nel 1966.
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Artworks by this artist (2 total)
- Portrait of Soffici 1914
- Conclusione ca. 1914-1915