Pietro Lorenzetti

1280-1348 Italian

Pioniere del naturalismo senese

Pietro Lorenzetti, o Pietro Laurati, fu un pittore italiano attivo tra il 1306 circa e il 1345. Insieme al fratello minore Ambrogio, introdusse il naturalismo nell’arte senese. Nella loro abilità artistica e negli esperimenti con disposizioni tridimensionali e spaziali, i fratelli preannunciarono l’arte del Rinascimento. Si sa poco della vita di Lorenzetti, se non che (presumibilmente) nacque a Siena alla fine del XIII secolo (circa 1280/90), vi morì (forse) nel 1348 vittima della prima pandemia di peste nera che allora devastava l’Europa, e aveva un fratello minore, Ambrogio, anch’egli artista. Il fatto che gli uomini fossero fratelli era ignoto a Vasari, poiché lesse erroneamente il cognome di Pietro su un dipinto nella chiesa di San Francesco a Pistoia come "Laurati". Così, il legame di parentela tra gli artisti fu trascurato. Pietro lavorò ad Assisi, Firenze, Pistoia, Cortona e Siena, sebbene la cronologia precisa sia sconosciuta. La sua opera suggerisce l’influenza di Duccio (nella cui bottega potrebbe aver lavorato, forse accanto a Simone Martini), Giotto e Giovanni Pisano. Secondo Vasari, furono gli affreschi di Pietro che decoravano la facciata dell’Ospedale della Scala di Siena a portare per la prima volta alla sua attenzione da parte dei suoi contemporanei. Sfortunatamente, questi affreschi – oggi ritenuti opera di entrambi i fratelli Lorenzetti – furono distrutti nel 1720 e successivamente imbiancati. Molte delle sue opere religiose possono ancora essere viste nelle chiese e nei musei delle città toscane di Arezzo, Assisi e Siena (ad esempio, la sua ultima opera documentata – la Natività della Vergine (circa 1335–1342) – è esposta nel Museo dell’Opera del Duomo). Sebbene l’integrazione da parte di Lorenzetti della cornice e dell’architettura dipinta nella Natività della Vergine sia solitamente considerata unica, essa è già evidente negli affreschi di Assisi alcuni decenni prima. Una conclusione probabile è che egli non leggesse il latino, poiché vi sono documenti che attestano il pagamento di un traduttore in relazione al suo lavoro sulla Natività della Vergine. Il suo capolavoro è la decorazione ad affresco della chiesa inferiore della Basilica di San Francesco d’Assisi, dove dipinse una serie di grandi scene raffiguranti la Crocifissione, la Deposizione dalla Croce e la Sepoltura. Le figure raggruppate in queste opere mostrano interazioni emotive, a differenza di molte rappresentazioni precedenti che sembrano essere agglomerati iconici, come se figure indipendenti fossero state incollate su una superficie, senza una relazione convincente tra loro. L’influenza narrativa degli affreschi di Giotto nelle cappelle Bardi e Peruzzi in Santa Croce (Firenze) e nella Cappella degli Scrovegni (Padova) può essere vista in queste e altre opere della chiesa inferiore. I fratelli Lorenzetti e il loro contemporaneo competitore fiorentino, Giotto, ma anche i suoi seguaci Bernardo Daddi e Maso di Banco, seminarono la rivoluzione pittorica italiana che estrasse le figure dall’etere dorato dell’iconografia bizantina per inserirle in mondi pittorici di città, terra e aria. L’iconografia senese, generalmente più mistica e fantastica di quella dei fiorentini più naturalisti, a volte assomiglia a un paesaggio surrealista moderno.

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