Benvenuto Tisi

1481 - 1559 Italian

Manierista ferrarese eclettico

Benvenuto Tisi (o Il Garofalo) fu un pittore italiano del tardo Rinascimento e del Manierismo, appartenente alla Scuola di Ferrara. La carriera del Garofalo iniziò presso la corte del Duca d'Este. Le sue prime opere sono state descritte come "idilliache", ma spesso si conformano agli elaborati concetti favoriti dalla artisticamente raffinata corte ferrarese. Il suo soprannome, Garofalo, potrebbe derivare dall'abitudine di firmare alcune opere con il disegno di un garofano. Nato a Canaro, vicino a Ferrara, si ritiene che Tisi sia stato apprendista presso Panetti e forse Costa, e fu contemporaneo, nonché talvolta collaboratore, di Dosso Dossi. Nel 1495 lavorò a Cremona sotto lo zio materno Niccolò Soriano e nella scuola del Boccaccino, che lo avviò al colorismo veneto. Potrebbe aver trascorso tre anni (1509–1512) a Roma. Ciò portò a uno stile classico stilizzato, maggiormente influenzato da Giulio Romano. Invitato a Roma dal gentiluomo ferrarese Geronimo Sagrato, lavorò brevemente sotto Raffaello alla decorazione della Stanza della Segnatura. Questioni familiari lo richiamarono poi da Roma a Ferrara; lì il duca Alfonso I gli commissionò, insieme ai Dossi, l'esecuzione di dipinti nella Delizia di Belriguardo e in altri palazzi. Così lo stile del Tisi risente degli influssi lombardi, romani e veneti. Dipinse estesamente a Ferrara, sia a olio che ad affresco, e due delle sue opere principali sono la "Strage degli Innocenti" (1519), nella chiesa di S. Francesco, e il suo capolavoro, il "Tradimento di Cristo" (1524). Per la prima opera realizzò modelli in argilla per studio e una figura in argilla. Continuò a lavorare incessantemente fino a quando, nel 1550, fu colpito dalla cecità, dipingendo in tutti i giorni di festa nei monasteri per amore di Dio. Si era sposato all'età di quarantotto anni e morì a Ferrara il 6 (o 16) settembre 1559, lasciando due figli. Fu amico di Giulio Romano, Giorgione, Tiziano e Ariosto; in un dipinto intitolato "Paradiso", raffigurò Ariosto tra Santa Caterina e San Sebastiano. In gioventù amava suonare il liuto e praticare la scherma. È annoverato tra i migliori pittori della scuola ferrarese; il suo allievo principale fu Girolamo da Carpi. Anche le sue opere meno riuscite conservano, nella loro qualità fredda e porcellanata, un'armonia che contraddistingue il colorismo veneziano. Tra le opere giovanili figura la "Caccia al cinghiale" a Palazzo Sciarra. In seguito, la "Processione del cavaliere" a Palazzo Colonna a Roma lasciava presagire un Cuyp italianizzante, meno banale, più romantico e più raffinato dell'artista olandese. Le sue opere giovanili includono la Caccia al cinghiale a Palazzo Sciarra e la Vergine tra le nuvole con quattro santi (1518) alle Gallerie dell'Accademia di Venezia, considerata uno dei suoi capolavori. La Pietà (1527) nella Pinacoteca di Brera a Milano rivela un trattamento sempre più stilizzato. La Madonna (1532) nella Galleria di Modena è un dipinto incantevole; tuttavia, il grande Trionfo della Religione nell'Ateneo di Ferrara è stato descritto come un'opera "libresca", i cui episodi sono difficili da chiarire. Garofalo è uno dei pittori conosciuti e descritti dal Vasari. Dal 1550 fino alla morte Garofalo fu cieco. Si dice che nel 1520 Girolamo da Carpi sia stato apprendista nella bottega del Garofalo e abbia lavorato con lui a progetti ferraresi tra il 1530 e il 1540. Tra gli altri allievi vi fu Stefano Falzagalloni. Il Garofalo influenzò anche Antonio Pirri e Nicola Pisano (pittore) (attivo dal 1499 al 1538).

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