Giorgione
Fondò la scuola veneta poetica
Giorgione, nato Giorgio Barbarelli da Castelfranco, fu un pittore italiano della scuola veneziana durante l’Alto Rinascimento, morto nella sua trentina. È noto per la qualità poetica sfuggente delle sue opere, sebbene solo circa sei dipinti sopravvissuti gli siano attribuiti con certezza. L’incertezza che circonda l’identità e il significato del suo lavoro ha reso Giorgione una delle figure più misteriose dell’arte europea. Insieme al suo contemporaneo più giovane Tiziano, fondò la scuola veneziana della pittura rinascimentale italiana, caratterizzata dall’uso del colore e dell’atmosfera. La scuola è tradizionalmente contrapposta alla pittura fiorentina, che si basava su uno stile più lineare guidato dal disegno. Le poche notizie sulla vita di Giorgione sono riportate nelle Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti di Giorgio Vasari. Proveniva dalla piccola città di Castelfranco Veneto, situata a 40 km nell’entroterra rispetto a Venezia. Il suo nome appare talvolta come Zorzo; la variante Giorgione (o Zorzon) può essere tradotta come «Grande Giorgio». Non è chiaro in quale fase della fanciullezza si sia recato a Venezia, ma le prove stilistiche supportano l’affermazione di Carlo Ridolfi secondo cui vi svolse il suo apprendistato sotto Giovanni Bellini; lì si stabilì e ottenne fama come maestro. Documenti contemporanei riportano che il suo talento fu riconosciuto precocemente. Nel 1500, quando aveva solo ventitré anni (se Vasari ha ragione riguardo alla sua età alla morte), fu scelto per dipingere i ritratti del doge Agostino Barbarigo e del condottiero Consalvo Ferrante. Nel 1504, gli fu commissionata la pittura di una pala d’altare in memoria di un altro condottiero, Matteo Costanzo, nella cattedrale della sua città natale, Castelfranco. Nel 1507, per ordine del Consiglio dei Dieci, ricevette un pagamento parziale per un dipinto (soggetto sconosciuto) su cui stava lavorando per la Sala dell’Udienza nel Palazzo Ducale. Dal 1507 al 1508, fu impiegato, insieme ad altri artisti della sua generazione, per decorare con affreschi l’esterno del recém ricostruito Fondaco dei Tedeschi (o Sala dei Mercanti Tedeschi) a Venezia, avendo già svolto lavori simili sull’esterno di Casa Soranzo, Casa Grimani alli Servi e altri palazzi veneziani. Molto poco di quest’opera sopravvive oggi. Vasari menziona il suo incontro con Leonardo da Vinci in occasione della visita del maestro toscano a Venezia nel 1500. Tutti i resoconti concordano nel rappresentare Giorgione come una persona dal fascino distinto e romantico, un grande amante e musicista, incline a esprimere nella sua arte la grazia sensuale e immaginativa, pervasa di malinconia poetica, dell’esistenza veneziana del suo tempo. Lo rappresentano inoltre come colui che ha compiuto nella pittura veneziana un progresso analogo a quello realizzato da Leonardo nella pittura toscana più di vent’anni prima; cioè, come colui che ha liberato l’arte dalle ultime catene della rigidità arcaica e l’ha posta in possesso di piena libertà e della piena padronanza dei suoi mezzi. Era strettamente associato a Tiziano; mentre Vasari afferma che Giorgione fu il maestro di Tiziano, Ridolfi dice che entrambi furono allievi di Giovanni Bellini e vissero nella sua casa. Lavorarono insieme agli affreschi del Fondaco dei Tedeschi, e Tiziano completò almeno alcuni dipinti di Giorgione dopo la sua morte, sebbene quali siano rimanga molto controverso. Giorgione introdusse anche una nuova gamma di soggetti. Oltre alle pale d’altare e ai ritratti, dipinse quadri che non raccontavano alcuna storia, né biblica né classica, oppure, se pretendevano di raccontare una storia, trascuravano l’azione e incarnavano semplicemente nella forma e nel colore atmosfere di sentimento lirico o romantico, proprio come un musicista potrebbe incarnarle nei suoni. Innovando con il coraggio e la felicità del genio, esercitò per un periodo un’influenza schiacciante sui suoi contemporanei e sui suoi immediati successori della scuola veneziana, tra cui Tiziano, Sebastiano del Piombo, Palma il Vecchio, il Cariani, Giulio Campagnola (e suo fratello), e persino sul suo già eminente maestro, Giovanni Bellini. Nella terraferma veneziana, il giorgionismo influenzò fortemente Morto da Feltre, Domenico Capriolo e Domenico Mancini. Giorgione morì di peste, allora dilagante, il 17 settembre 1510. Si è solitamente ritenuto che fosse morto e sepolto sull’isola di Poveglia, nella laguna veneziana, ma un documento d’archivio pubblicato per la prima volta nel 2011 colloca la sua morte sull’isola di Lazzareto Nuovo; entrambe erano utilizzate come luoghi di quarantena durante le epidemie di peste. Nell’ottobre 1510 risale anche una lettera di Isabella d’Este a un amico veneziano, nella quale gli chiedeva di acquistare un dipinto di Giorgione; la lettera dimostra che ella era già consapevole della sua morte. Significativamente, la risposta un mese dopo affermava che il dipinto non era reperibile a nessun prezzo.
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Artworks by this artist (11 total)
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