Giovanni Battista Beinaschi

1636-1688 Italian

Pittore barocco influenzato da Lanfranco

Giovanni Battista Benaschi, o Beinaschi, fu un pittore e incisore italiano attivo nello stile manierista e barocco. Nacque a Torino. Si formò inizialmente in Piemonte, sotto un pittore di nome Spirito, poi divenne il principale allievo di Pietro dal Po a Roma. Titi diede alcuni dettagli della sua attività a Roma e menzionò le seguenti opere: l'Annunciazione, la Crocifissione e San Michele che sconfigge gli angeli ribelli in San Bonaventura al Palatino; la Fortezza affrescata in una volta della navata laterale sinistra di San Carlo al Corso; i due dipinti raffiguranti Daniele nella fossa dei leoni e la Resurrezione di Lazzaro, gli affreschi con il Padre Eterno in Gloria e l'Assunzione nel coro di Santa Maria del Suffragio (risalenti a poco dopo il 1662). Qualche altra opera eseguita per privati e oggi non più rintracciabile fu menzionata nelle Vite di Pascoli. Nei dipinti menzionati sopra mostrò una marcata influenza della pittura di Lanfranco, sebbene Benaschi non potesse aver studiato sotto il maestro, poiché Lanfranco morì nel 1647. L'influenza del maestro persistette e si arricchì di nuove idee durante il suo soggiorno a Napoli, iniziato intorno al 1664, l'anno in cui decorò, con una Vita di San Nicola, la piccola chiesa, non più esistente, di St. Nicola alla Dogana. Come molti altri artisti ambiziosi, Benaschi trasse ispirazione dagli affreschi dei Carracci della Galleria Farnese, dalle statue nel Belvedere del Palazzo Vaticano, dai dipinti di San Carlo de' Catinari e dalle opere di Lanfranco dalla chiesa di Sant Andrea della Valle. Tra i suoi mecenati c'erano Giovanni Battista Cesalassi e il giurista Alberetti. A Napoli, dipinse diversi soffitti e affreschi, per esempio alla Chiesa di Santa Maria in Portico, e alla cupola dei Santi Apostoli. Completò un'incisione di una Sacra Famiglia, da Giovanni Domenico Cerrini, che era suo amico intimo. In relazione allo stile di Lanfranco, Benaschi alleggerì le tinte e attenuò la prominenza grafica dei contorni delle figure per ottenere una maggiore fusione cromatica e un più rude pictoricismo. Questo stile si manifestò negli affreschi della cappella di Santa Maria la Nova (Morte di Sant'Anna, San Paolo predica, San Luigi di Tolosa mostra la Bolla delle Indulgenze al Popolo), nelle pitture della cappella di San Michele nella chiesa dei Santi Apostoli, poi nell'affresco eseguito nella cupola della stessa chiesa (1680, con la collaborazione di Orazio Frezza), e poi nei Santi sugli archi frontali della cappella della chiesa dei Gerolamini (1681). Essendo malato, si ritirò a vivere nel convento di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli, dove decorò la chiesa con un vasto ciclo di affreschi eseguito con l'aiuto di Orazio Frezza e Giuseppe Castellano e raffigurante episodi della Vita di Cristo e della Vergine. Durante un ricovero in quel monastero, morì il 28 settembre 1688. Aveva una figlia, Angela, nata a Torino nel 1666 e morta a Roma nel 1746, anch'ella pittrice che fu apprezzata dai contemporanei - e soprattutto dal Pascoli - come portraitista: al momento, tuttavia, non si conosce alcuna sua opera. Tra i suoi allievi vi era Orazio Frezza.

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