Pontormo

1494 - 1557 Italian

Pontormo

Figure allungate in spazio ambiguo

Jacopo Carucci, solitamente noto come Jacopo da Pontormo, Jacopo Pontormo o semplicemente Pontormo, fu un pittore e ritrattista manierista italiano della Scuola fiorentina. La sua opera rappresenta un profondo cambiamento stilistico rispetto alla regolare prospettiva calma che caratterizzava l’arte del Rinascimento fiorentino. È famoso per l’uso di pose intrecciate, abbinate a una prospettiva ambigua; le sue figure sembrano spesso fluttuare in un ambiente incerto, non ostacolate dalle forze di gravità. Jacopo Carucci nacque a Pontorme, vicino a Empoli, da Bartolomeo di Jacopo di Martino Carrucci e Alessandra di Pasquale di Zanobi. Vasari racconta come il ragazzo orfano, «giovane, malinconico e solitario», venisse spostato qua e là come giovane apprendista: Jacopo non era da molti mesi a Firenze che Bernardo Vettori lo mandò a stare con Leonardo da Vinci, e poi con Mariotto Albertinelli e Piero di Cosimo, e infine, nel 1512, con Andrea del Sarto, presso il quale non rimase a lungo, poiché dopo aver eseguito i cartoni per l’arco dei Servi, sembra che Andrea non gli avesse alcuna benevolenza, qualunque ne fosse la causa. Pontormo dipinse a Firenze e nei dintorni, spesso sostenuto dal mecenatismo dei Medici. Una spedizione a Roma, principalmente per vedere le opere di Michelangelo, influenzò il suo stile successivo. Volti tormentati e corpi allungati sono caratteristici della sua opera. Un esempio dello stile giovanile di Pontormo è un affresco che raffigura la Visitazione della Vergine e di Sant’Elisabetta, con figure equilibrate e danzanti, dipinto tra il 1514 e il 1516. Questa Visitazione giovanile offre un interessante confronto con il suo dipinto dello stesso soggetto realizzato circa un decennio dopo, oggi conservato nella chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo a Carmignano, a circa 20 km a ovest di Firenze. Accostare questi due quadri – uno del suo stile iniziale e l’altro del suo periodo maturo – mette in forte risalto lo sviluppo artistico del Pontormo. Nell’opera precedente, Pontormo è stilisticamente molto più vicino al suo maestro, Andrea del Sarto, e ai principi artistici rinascimentali dei primi anni del Cinquecento. Ad esempio, le figure raggiungono poco meno della metà dell’altezza complessiva del dipinto e, sebbene siano un po’ più affollate di quanto preferirebbe il vero equilibrio dell’Alto Rinascimento, sono almeno collocate in un contesto architettonico classicheggiante a una distanza confortevole dallo spettatore. Nell’opera successiva, lo spettatore viene avvicinato quasi uncomfortevolmente alla Vergine e a Sant’Elisabetta, che fluttuano l’una verso l’altra tra nuvole di panneggi. Inoltre, il chiaro contesto architettonico, accuratamente costruito nell’opera precedente, è stato completamente abbandonato a favore di uno strano e indefinito ambiente urbano. Le tele di Giuseppe (oggi nella National Gallery di Londra) offrono un altro esempio dello stile in evoluzione di Pontormo. Realizzate più o meno nello stesso periodo della precedente Visitazione, queste opere (come Giuseppe in Egitto, a sinistra) mostrano una propensione molto più manierista. Secondo Giorgio Vasari, il modello del ragazzo seduto su un gradino è il suo giovane allievo, Bronzino. Negli anni tra le visite della SS Annunziata e di San Michele, Pontormo partecipò alla decorazione ad affresco del salone della villa di campagna dei Medici a Poggio a Caiano (1519–20), a 17 km a nord-nord-ovest di Firenze. Lì dipinse affreschi in uno stile di genere pastorale, molto insolito per i pittori fiorentini; il loro soggetto era l’oscuro mito classico di Vertumno e Pomona in una lunetta. Nel 1522, quando la peste scoppiò a Firenze, Pontormo si recò alla Certosa di Galluzzo, un monastero certosino claustrale dove i monaci seguivano voti di silenzio. Dipinse una serie di affreschi, oggi piuttosto danneggiati, sulla passione e risurrezione di Cristo. Questi affreschi rivelano in modo particolarmente forte l’influenza delle incisioni di Albrecht Dürer, che spesso fornirono ispirazione a Pontormo dopo il suo ritorno a Firenze. La Vita di Pontormo di Vasari lo ritrae come ritirato e immerso nella nevrosi, pur trovandosi al centro degli artisti e dei mecenati del suo tempo. Questa immagine di Pontormo ha teso a colorare la concezione popolare dell’artista, come si vede nel film di Giovanni Fago, Pontormo, un amore eretico. Fago raffigura Pontormo come impantanato in una dedizione solitaria e infine paranoica al suo ultimo progetto del Giudizio Universale, che spesso teneva schermato dagli sguardi. Tuttavia, come ha sottolineato la storica dell’arte Elizabeth Pilliod, Vasari era in feroce competizione con la bottega di Pontormo/Bronzino nel periodo in cui scriveva le sue Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti. Questa rivalità professionale tra le due botteghe potrebbe ben aver fornito a Vasari ampia motivazione per sminuire la discendenza artistica del suo avversario per il patronato dei Medici. Forse a causa delle derisioni di Vasari, o forse per le vicissitudini del gusto estetico, l’opera di Pontormo rimase fuori moda per diversi secoli. Il fatto che gran parte della sua produzione sia andata perduta o sia stata gravemente danneggiata è testimonianza di questo abbandono, sebbene gli storici dell’arte contemporanei gli abbiano riservato una rinnovata attenzione. In effetti, tra il 1989 e il 2002, il Ritratto di un alabardiere di Pontormo (a destra) detenne il titolo di dipinto più costoso al mondo realizzato da un antico maestro. Indipendentemente dalla veridicità del racconto di Vasari, è certamente vero che le idiosincrasie artistiche di Pontormo produssero uno stile che pochi furono in grado (o disposti) di imitare, ad eccezione del suo allievo più vicino, Bronzino. Le opere giovanili di Bronzino sono così vicine a quelle del suo maestro che l’attribuzione di diversi dipinti degli anni ’20 e ’30 del Cinquecento è ancora oggetto di controversia – ad esempio, i quattro tondi contenenti gli Evangelisti nella Cappella Capponi, e il Ritratto di una dama in rosso ora a Francoforte. Pontormo condivide alcuni aspetti del manierismo di Rosso Fiorentino e del Parmigianino. In certi sensi, egli anticipò il barocco nonché le tensioni presenti nell’opera di El Greco. Le sue eccentricità portarono anche a un senso originale della composizione. Nel migliore dei casi, le sue composizioni sono coese. Le figure nella Deposizione, ad esempio, sembrano sostenersi a vicenda: la rimozione di una qualsiasi di esse causerebbe il crollo dell’intera struttura. In altre opere, come nelle tele dedicate a Giuseppe, l’affollamento crea una confusa mischia pittorica. Nei disegni tardi si osserva una graziosa fusione dei corpi in una composizione che include la cornice ovale di Gesù nel Giudizio Universale.

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