Sebastiano Conca

1676-1764 Italian

Sebastiano Conca

Influente pittore tardo barocco

Sebastiano Conca fu un pittore italiano. Nacque a Gaeta, allora parte del Regno di Napoli, e fece apprendistato a Napoli sotto Francesco Solimena. Nel 1706, insieme al fratello Giovanni, che fungeva da suo assistente, si stabilì a Roma, dove per diversi anni lavorò solo a gesso, per migliorare il suo disegno. Fu protetto dal cardinale Ottoboni, che lo presentò a Clemente XI, il quale gli commissionò un Geremia ben accolto dipinto per la chiesa di San Giovanni in Laterano. Dipinse anche un'Assunta per la chiesa dei Santi Luca e Martina a Roma. Conca fu nominato cavaliere dal papa. Collaborò con Carlo Maratta alla Coronazione di Santa Cecilia (1721–24) nell'omonima chiesa di Santa Cecilia in Trastevere. Nel 1718 fu eletto all'Accademia di San Luca e ne fu direttore dal 1729 al 1731, sostituendo Camillo Rusconi come Principe nel 1732. Fu anche eletto Principe dal 1739 al 1741. La sua pittura fu fortemente influenzata dal pittore barocco Luca Giordano. Tra gli allievi di Conca vi furono Pompeo Battoni, Andrea Casali, Placido Campoli, Corrado Giaquinto, Gregorio Giusti, Gaetano Lapis, Salvatore Monosilio, Litterio Paladini, Francesco Preziao, Rosalba Maria Salvioni, Gasparo Serenari, Agostino Masucci, Domenico Giomi e il pittore religioso bavarese Franz Georg Hermann. Il fratello di Sebastiano, Giovanni Conca (morto nel 1764), dipinse la pala d'altare principale della Madonna del Rosario e San Domenico per la chiesa di San Domenico a Urbino. Ricevette ampio riconoscimento ufficiale e patrocinio. Lavorò per un periodo per la famiglia Savoia a Torino sull'Oratorio di San Filippo e Santa Teresa, a Venaria (1721–1725), per la Basilica di Superga (1726) e il Palazzo Reale (1733). Dipinse gli affreschi di Probatica (Piscina di Siloe) nell'Ospedale di Santa Maria della Scala a Siena. A Genova, dipinse le grandi tele allegoriche del Palazzo Lomellini-Doria (1738–1740). Nel 1739 pubblicò una guida alla pittura: Ammonimenti (o Ammonizioni), che fondeva consigli moralistici con la tecnica. Tornò a Napoli nel 1752 e godette del patronato reale di Carlo III. La sua bottega fu prodigiosa e dipinse affreschi per la Chiesa di Santa Chiara (1752–1754), cinque tele per la cappella del Palazzo di Caserta (oggi perdute), nonché molte altre opere, tra cui quelle per i Benedettini di Aversa (1761), una Storia di San Francesco di Paola per il Santuario di Santa Maria di Pozzano a Castellammare di Stabia (1762–1763) e molte altre pale d'altare. Dipinse fino a tarda età.

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