Correggio

1489-1534 Italian

Correggio

Chiaroscuro sensuale che prefigura il barocco

Antonio Allegri da Correggio fu il principale pittore della scuola parmense dell’Alto Rinascimento italiano, autore di alcune delle opere più vigorose e sensuali del XVI secolo. Con il suo uso della composizione dinamica, della prospettiva illusionistica e dello scorcio drammatico, Correggio prefigurò l’arte barocca del XVII secolo e l’arte rococò del XVIII secolo. È considerato un maestro del chiaroscuro. Antonio Allegri nacque a Correggio, una piccola città vicino a Reggio Emilia. La sua data di nascita è incerta (intorno al 1489). Suo padre era un mercante. Per il resto, si sa poco della prima vita o della formazione di Correggio. Si presume tuttavia spesso che abbia ricevuto la sua prima educazione artistica dal fratello di suo padre, il pittore Lorenzo Allegri. Tra il 1503 e il 1505 fu apprendista presso Francesco Bianchi Ferrara a Modena, dove probabilmente entrò in contatto con il classicismo di artisti come Lorenzo Costa e Francesco Francia, tracce del quale si possono riscontrare nelle sue prime opere. Dopo un viaggio a Mantova nel 1506, tornò a Correggio, dove rimase fino al 1510. A questo periodo è assegnata l’Adorazione del Bambino con sant’Elisabetta e san Giovanni, che mostra chiare influenze di Costa e del Mantegna. Nel 1514 probabilmente completò tre tondi per l’ingresso della chiesa di Sant’Andrea a Mantova, per poi fare ritorno a Correggio, dove, in qualità di artista indipendente e sempre più rinomato, firmò un contratto per la pala d’altare della Madonna nel monastero locale di San Francesco (oggi conservata nella Gemäldegalerie di Dresda). Uno dei suoi figli, Pomponio Allegri, divenne un pittore di scarso rilievo. Sia il padre che il figlio occasionalmente si riferivano a se stessi usando la forma latinizzata del cognome, Laeti. Nel 1516, il Correggio si trovava a Parma, dove trascorse la maggior parte del resto della sua carriera. Qui strinse amicizia con Michelangelo Anselmi, un eminente pittore manierista. Nel 1519 sposò Girolama Francesca di Braghetis, anch’essa di Correggio, che morì nel 1529. Di questo periodo sono la Madonna col Bambino e il giovane san Giovanni, Cristo che lascia la madre e la perduta Madonna di Albinea. La prima importante commissione del Correggio (febbraio–settembre 1519) fu la decorazione del soffitto di una camera privata della madre superiora (badessa Giovanna Piacenza) del convento di San Paolo a Parma, oggi nota come Camera di San Paolo. Qui dipinse un pergolato traforato da oculi che lasciano intravedere cherubini giocosi. Sotto gli oculi si trovano lunette con immagini di statue in finto marmo monocromatico. Il camino è affrescato con un’immagine di Diana. L’iconografia del programma è complessa e combina immagini di marmi classici con bambini colorati e fantasiosi. Dipinse poi l’illusionistica Visione di san Giovanni a Patmos (1520-1521) per la cupola della chiesa di San Giovanni Evangelista. Tre anni dopo decorò la cupola del Duomo di Parma con una sorprendente Assunzione della Vergine, affollata di strati di figure digradanti secondo la prospettiva di Melozzo (sotto in su, dal basso verso l’alto). Queste due opere rappresentarono un trattamento illusionistico del sotto in su per la decorazione delle cupole altamente innovativo, che avrebbe esercitato una profonda influenza sui futuri artisti di affreschi, dall’Assunzione della Vergine ad affresco di Carlo Cignani nella cattedrale di Forlì, agli affreschi di Gaudenzio Ferrari per la cupola di Santa Maria dei Miracoli a Saronno, fino all’affresco oggi perduto di Pordenone a Treviso, e alle elaborazioni barocche di Lanfranco e Baciccio nelle chiese romane. L’ammasso di spettatori in un vortice, che creava sia narrazione che decorazione, l’obliterazione illusionistica del piano architettonico del tetto, e la prospettiva che si protende verso l’infinito divino, furono espedienti senza precedenti, che dipendevano dall’estrapolazione della meccanica della prospettiva. Il digradare e il movimento impliciti nelle figure presagiscono il dinamismo che avrebbe caratterizzato la pittura barocca. Altri capolavori includono il Compianto e il Martirio di quattro santi, entrambi conservati alla Galleria Nazionale of Parma. Il Compianto è pervaso da una luce soffusa raramente riscontrata nella pittura italiana precedente a questo periodo. Il Martirio è inoltre notevole per la sua somiglianza con composizioni barocche successive, come la Verità del Bernini e la Morte di sant’Agnese di Ercole Ferrata, che raffigura una santa che affronta il martirio con gioia. Oltre alla sua produzione religiosa, il Correggio concepì una serie di dipinti oggi famosa che raffigura gli amori di Giove così come descritti nelle Metamorfosi di Ovidio. Questa voluttuosa serie fu commissionata da Federico II Gonzaga di Mantova, probabilmente per decorare la sua stanza privata di Ovidio nel Palazzo Te. Tuttavia, furono donate all’imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V in visita e lasciarono quindi l’Italia entro pochi anni dal loro completamento. Tornato nella sua città natale negli ultimi anni, Correggio vi morì improvvisamente il 5 marzo 1534. Il giorno seguente fu sepolto in San Francesco a Correggio, vicino al suo capolavoro giovanile, la «Madonna di San Francesco», oggi conservata a Dresda. L’esatta ubicazione della sua tomba è oggi sconosciuta.

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