Pompeo Batoni

1708-1787 Italian

Pompeo Batoni

Ritrattista del Grand Tour e precursore neoclassico

Pompeo Girolamo Batoni fu un pittore italiano che dimostrò una solida conoscenza tecnica nei suoi ritratti e nelle sue numerose opere allegoriche e mitologiche. L’elevato numero di visitatori stranieri che viaggiavano in Italia e raggiungevano Roma durante il loro «Grand Tour» spinse l’artista a specializzarsi nei ritratti. Batoni ottenne fama internazionale soprattutto grazie ai suoi committenti, prevalentemente britannici di origine nobile, che ritraeva spesso con celebri paesaggi italiani sullo sfondo. Tali ritratti del Grand Tour realizzati da Batoni entrarono in collezioni private britanniche, garantendo così la popolarità del genere in Gran Bretagna. Una generazione dopo, Sir Joshua Reynolds avrebbe raccolto questa tradizione e sarebbe diventato il principale ritrattista inglese. Sebbene Batoni fosse considerato il miglior pittore italiano del suo tempo, le cronache contemporanee menzionano la sua rivalità con Anton Raphael Mengs. Oltre alla nobiltà amante dell’arte, tra i soggetti ritratti da Batoni vi furono i re e le regine di Polonia, Portogallo e Prussia, gli imperatori del Sacro Romano Impero Giuseppe II e Leopoldo II (un fatto che gli valse la dignità nobiliare), nonché i papi Benedetto XIV, Clemente XIII e Pio VI, l’elettore Carlo Teodoro di Baviera e molti altri. Ricevette inoltre numerose commissioni per pale d’altare destinate a chiese in Italia (Roma, Brescia, Lucca, Parma, ecc.), oltre che per soggetti mitologici e allegorici. Lo stile di Batoni trasse ispirazione e incorporò elementi dell'antichità classica, del rococò francese, del classicismo bolognese e dell'opera di artisti come Nicolas Poussin, Claude Lorrain e soprattutto Raffaello. Per questo motivo, Pompeo Batoni è considerato un precursore del Neoclassicismo. Pompeo Batoni nacque a Lucca, figlio di un orafo, Paolino Batoni, e di sua moglie, Chiara Sesti. Fu battezzato il 5 febbraio 1708 nella Basilica di San Frediano. Si trasferì a Roma nel 1727 e fu apprendista presso Agostino Masucci, Sebastiano Conca e/o Francesco Imperiali (1679–1740). Batoni dovette la sua prima commissione indipendente alle piogge che colpirono Roma nell'aprile 1732. Cercando riparo da un improvviso temporale, Forte Gabrielli di Gubbio, conte di Baccaresca, si rifugiò sotto il portico del Palazzo dei Conservatori sul Campidoglio. Qui il nobile incontrò il giovane artista intento a disegnare i bassorilievi antichi e gli affreschi della scala del palazzo. Colpito dalla sua abilità e dalla purezza del disegno, Gabrielli chiese a Batoni di mostrargli alcune delle sue opere; condotto poi nello studio del pittore, rimase talmente impressionato dal suo talento da commissionargli un nuovo dipinto per l'altare della cappella di famiglia a San Gregorio Magno al Celio: la Madonna in trono col Bambino e quattro santi e beati della famiglia Gabrielli (1732–33), di cui una seconda versione (1736) si trova oggi alle Gallerie dell'Accademia a Venezia. La Madonna Gabrielli ottenne ammirazione generale e, nei primi anni '40 del Settecento, Batoni cominciò a ricevere altre commissioni indipendenti. Il suo celebre dipinto, L'estasi di Santa Caterina da Siena (1743), illustra il suo raffinamento accademico dello stile tardo-barocco. Un altro capolavoro, la Caduta di Simon Mago, fu dipinto inizialmente per la Basilica di San Pietro. Batoni divenne un pittore molto in voga a Roma, soprattutto dopo che il suo rivale, il protoneoclassicista Anton Raphael Mengs, si trasferì in Spagna nel 1761. Batoni strinse amicizia con Winckelmann e, come lui, mirò nella sua pittura al classicismo sobrio di pittori dei secoli precedenti, come Raffaello e Poussin, piuttosto che alle opere degli artisti veneziani allora in voga. Commentando Batoni, gli storici dell’arte Boni e de Rossi dissero di Batoni e Mengs, l’altro pittore eminente a Roma nella seconda metà del XVIII secolo, che «Mengs fu reso pittore dalla filosofia; Batoni dalla natura… (Batoni) era più pittore che filosofo, (Mengs) più filosofo che pittore». Nel 1741 fu accolto nell’Accademia di San Luca. Era molto richiesto per i ritratti, in particolare dai britannici in viaggio a Roma, che amavano commissionare ritratti in piedi ambientati fra antichità, rovine e opere d’arte. Si hanno notizie di oltre 200 ritratti realizzati da Batoni per committenti britannici in visita. Questi ritratti del «Grand Tour» dipinti da Batoni si diffusero ampiamente nelle collezioni private britanniche, garantendo così la popolarità del genere nel Regno Unito, dove Reynolds ne sarebbe diventato il principale esponente. Nel 1760 il pittore Benjamin West, durante una visita a Roma, si lamentò del fatto che gli artisti italiani «non parlavano d’altro e non guardavano altro che le opere di Pompeo Batoni». Nel 1769, il doppio ritratto dell'imperatore Giuseppe II e di suo fratello Pietro Leopoldo I (allora Granduca di Toscana, in seguito imperatore Leopoldo II) valse a Batoni la nobiltà austriaca. Ritrasse anche Papa Clemente XIII e Papa Pio VI. Si ritiene che abbia dipinto le figure di contorno (staffage) per alcuni dipinti di paesaggi di Hendrik Frans van Lint. Secondo una voce, prima di morire a Roma nel 1787, avrebbe lasciato la sua tavolozza e i suoi pennelli a Jacques-Louis David, al quale, pieno di ammirazione per il suo Giuramento degli Orazi, Batoni avrebbe confessato: «Solo noi due possiamo definirci pittori». I suoi ultimi anni furono segnati dal declino della salute; morì a Roma nel 1787 all'età di 79 anni e fu sepolto nella sua chiesa parrocchiale di San Lorenzo in Lucina. Gli esecutori testamentari di Batoni furono il cardinale Filippo Carandini e James Byres, antiquario scozzese, ma l'eredità era insolvente e la vedova fu costretta dagli eventi a chiedere assistenza finanziaria al Granduca di Toscana, ritratto da Batoni nel 1769, offrendo in cambio l'autoritratto incompiuto del marito, oggi agli Uffizi a Firenze.

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