Antonello da Messina

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Antonello da Messina

Introdusse la pittura a olio

Antonello da Messina, il cui nome completo era Antonello di Giovanni di Antonio, noto anche come Antonello degli Antoni e anglicizzato come Anthony of Messina, fu un pittore siciliano di Messina, attivo durante il primo Rinascimento italiano. La sua opera mostra forti influenze della pittura fiamminga primitiva, sebbene non vi siano prove documentali che abbia mai viaggiato oltre i confini italiani. Giorgio Vasari gli attribuì l'introduzione della pittura a olio in Italia. In modo insolito per un artista meridionale del Rinascimento, la sua opera risultò influente sui pittori dell'Italia settentrionale, specialmente a Venezia. Antonello nacque a Messina intorno al 1429-1431, figlio di Garita (Margherita) e Giovanni de Antonio Mazonus, uno scultore che lo formò fin da giovane. Si ritiene che Antonello abbia fatto apprendistato a Roma prima di andare a Napoli, dove la pittura fiamminga era allora alla moda. Secondo una lettera scritta nel 1524 dall'umanista napoletano Pietro Summonte, intorno al 1450, Antonello fu allievo del pittore Niccolò Colantonio a Napoli. Questo resoconto della sua formazione è accettato dalla maggior parte degli storici dell'arte. Antonello tornò a Messina da Napoli durante gli anni Quaranta del Quattrocento. Intorno al 1455 dipinse quella che viene chiamata la Crocifissione di Sibiu, ispirata ai trattamenti fiamminghi del soggetto, ora conservata presso il Museo Nazionale d'Arte di Bucarest. Una Crocifissione nel Reale Museo delle Belle Arti di Anversa risale allo stesso periodo. Queste prime opere mostrano una marcata influenza fiamminga, che oggi si ritiene sia stata ispirata dal suo maestro Colantonio e da dipinti di Rogier van der Weyden e Jan van Eyck appartenuti al mecenate di Colantonio, Alfonso V d'Aragona. Nella sua biografia dell'artista, Giorgio Vasari osservò che Antonello vide un dipinto a olio di Van Eyck (il Trittico Lomellini), appartenente al re Alfonso V d'Aragona a Napoli e di conseguenza introdusse la pittura a olio in Italia. Prove recenti indicano che un "Antonello di Sicilia" (di Sicilia significa 'di Sicilia') fu in contatto con il seguace più abile di Van Eyck, Petrus Christus, a Milano all'inizio del 1456. Sembra probabile che si trattasse effettivamente di Antonello da Messina, poiché ciò spiegherebbe perché fu uno dei primi italiani a padroneggiare la pittura a olio eyckiana, e perché Christus fu il primo pittore fiammingo ad apprendere la prospettiva lineare italiana. I dipinti di Antonello successivi a quella data mostrano un'osservazione di dettagli quasi microscopici e di minime gradazioni di luce su oggetti riflettenti o assorbenti, molto vicina allo stile dei maestri fiamminghi, suggerendo che Antonello fu personalmente istruito da Christus. Inoltre, le espressioni più calme sui volti umani e la calma nella composizione complessiva delle opere di Antonello sembrano dovute a un'influenza fiamminga. [citazione completa necessaria] Si ritiene che abbia condiviso le tecniche di Van Eyck con Gentile e Giovanni Bellini. Tra gli anni 1456 e 1457, Antonello si dimostrò un pittore maestro a Messina. Condivideva anche la sua casa con Paolo di Ciacio, uno studente della Calabria. La commissione più antica documentata dell'artista, nel 1457, fu per una bandiera della Confraternità di San Michele dei Gerbini a Reggio Calabria, dove istituì un laboratorio per la produzione di tali bandiere e immagini devozionali. A questa data, era già sposato e suo figlio Jacobello era nato. Nel 1460 si menziona suo padre che noleggiò una brigantessa per riportare Antonello e la sua famiglia da Amantea in Calabria. Nello stesso anno, Antonello dipinse la cosiddetta Madonna del Sale, nella quale l'iconografia standard e lo stile fiammingo sono combinati con una maggiore attenzione alle proporzioni volumetriche delle figure, probabilmente indicando una conoscenza delle opere di Piero della Francesca. Sempre intorno al 1460 risalgono due piccoli pannelli raffiguranti Abramo servito dagli angeli e San Girolamo penitente, oggi conservati nel Museo Nazionale della Magna Grecia a Reggio Calabria. Nel 1461 il fratello minore di Antonello, Giordano, entrò nella sua bottega firmando un contratto triennale. Nello stesso anno Antonello dipinse una Madonna col Bambino per il nobile messinese Giovanni Mirulla, opera oggi perduta. Gli storici ritengono che Antonello abbia dipinto i suoi primi ritratti alla fine degli anni Sessanta del Quattrocento. Essi seguono un modello fiammingo: il soggetto è raffigurato a mezzo busto, su sfondo scuro, di fronte o in tre quarti, mentre la maggior parte dei pittori italiani precedenti aveva adottato la posa di profilo in stile medaglia per i ritratti individuali. John Pope-Hennessy lo ha definito «il primo pittore italiano per cui il ritratto individuale era una forma d'arte a sé stante». Sebbene Antonello sia menzionato in numerosi documenti tra il 1460 e il 1465, confermando la sua presenza a Messina in quegli anni, un vuoto nelle fonti tra il 1465 e il 1471 fa pensare che possa aver trascorso questi anni sulla terraferma. Nel 1474 dipinse l'Annunciazione, oggi conservata a Siracusa, e anche San Girolamo nello studio risale approssimativamente allo stesso periodo. Antonello si recò a Venezia nel 1475 e vi rimase fino all'autunno del 1476. Le sue opere di questo periodo iniziano a mostrare una maggiore attenzione alla figura umana, sia per quanto riguarda l'anatomia che l'espressività, indicando l'influenza di Piero della Francesca e Giovanni Bellini. I suoi dipinti più famosi di questo periodo includono il Condottiero (Louvre), la Pala di San Cassiano e San Sebastiano. La Pala di San Cassiano fu particolarmente influente sui pittori veneziani, poiché fu una delle prime grandi composizioni nello stile della sacra conversazione, che fu poi perfezionata da Giovanni Bellini (l'opera superstite di Antonello a Vienna è solo un frammento di un originale molto più grande). È anche probabile che Antonello abbia trasmesso, durante quella visita, sia le tecniche dell'uso dei colori a olio sia i principi di calma nei volti dei soggetti e nella composizione dei dipinti a Giovanni Bellini e ad altri pittori veneziani. Durante il suo soggiorno a Venezia, gli fu offerta, ma non accettò, l'opportunità di diventare il pittore di corte del Duca di Milano. Antonello era tornato in Sicilia entro settembre 1476. Tra le opere risalenti alla fine della sua vita figurano la celebre Vergine Annunziata, oggi conservata nel Palazzo Abatellis di Palermo, e il Polittico di San Gregorio. Morì a Messina nel 1479. Il suo testamento è datato febbraio di quell'anno, e due mesi dopo risulta già deceduto. Alcune delle sue ultime opere rimasero incompiute, ma furono portate a termine dal figlio Jacobello.

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